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Campi Flegrei, più soldi per demolire che per aiutare: il capolavoro di Fico e Gratteri
ApprofondimentiRoma, 12 ago – Campania delenda est. Parola di Roberto Fico, il governatore, validata dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Sui Campi Flegrei va in scena l’ennesimo cortocircuito italiano, dove la propaganda politica e l’inflessibilità giudiziaria soffocano le vere necessità dei cittadini.
La terra trema, la popolazione convive con l’incubo strisciante del bradisismo e con l’angoscia di veder crollare non solo le proprie case, ma l’intera esistenza costruita con fatica in una vita. Eppure, nel perimetro della crisi flegrea, la risposta delle istituzioni locali e di parte della magistratura sembra seguire un canovaccio logoro e grottesco: cercare un nemico esterno, issare la bandiera del moralismo d’ordinanza e sventolare la clava della punizione a mezzo stampa.
La scorciatoia del vittimismo e il silenzio di Roberto Fico
Mentre dal governo centrale, criticato e contestato in ogni modo, arrivano risorse concrete — ben 100 milioni di euro stanziati per interventi strutturali, prevenzione e messa in sicurezza del territorio — la narrazione della sinistra locale si incarta nella solita solfa, o solfatara, visto lo stato dei luoghi, del complotto romanocentrico. «Roma ci ha abbandonato», «È colpa della Meloni», ripete come un mantra l’area di governo locale. Ma la freddezza dei fatti smentisce la propaganda. In questo quadro spicca la figura di Roberto Fico. L’ex presidente della Camera, da sempre alfiere di un moralismo d’assalto e di un pauperismo ostentato, di fronte alle criticità reali del territorio rivela tutte le crepe di una retorica velleitaria. E non certo per via del bradisismo. Per anni il Movimento 5 Stelle ha sbandierato la centralità del cittadino e la democrazia dal basso; oggi, davanti all’emergenza vera, quel modello si concretizza in un piagnisteo cronico e identitario e si scioglie come neve al sole di Napoli. Invece di incalzare le amministrazioni per velocizzare i cantieri della messa in sicurezza, ci si rifugia nelle prediche. Un “umanesimo” a cinque stelle che a parole difende gli ultimi, ma nei fatti li lascia soli a gestire la paura.
Il feticismo della ruspa: la ricetta Gratteri e l’inerzia dei sindaci
A complicare il quadro interviene il consueto protagonismo giudiziario. Il procuratore Nicola Gratteri, icona di un giustizialismo mediatico sempre pronto — e prono — a favore di camera, ha siglato con la Regione Campania un’intesa in grande stile. L’obiettivo primario? Accelerare le demolizioni degli immobili abusivi. Sia chiaro: nessuno intende difendere la speculazione edilizia o l’ecomafia. Il punto, semmai, riguarda il senso delle priorità e il senso dello Stato. Di fronte a una comunità terrorizzata dal rischio sismico e dall’eventualità di un’evacuazione di massa, la risposta prioritaria dell’apparato non può essere la ghigliottina burocratica. Non ora. Anche perché le armi con cui Palazzo Santa Lucia vorrebbe combattere questa guerra — che dalla stessa area politica ha avuto l’avallo, vista l’inesistenza pratica e decennale del centrodestra campano — non sono poi dei “missili intelligenti”. I numeri dell’amministrazione locale raccontano una realtà sconcertante: un milione di euro destinato all’assistenza diretta e all’emergenza degli sfollati e oltre sei milioni di euro messi a bilancio per finanziare le procedure di abbattimento e demolizione.
La proporzione è impietosa: si stanziano risorse sei volte superiori per buttare giù le case rispetto a quelle destinate a sostenere chi rischia di rimanere senza un tetto per cause naturali. Un cortocircuito in cui la legalità formale diventa cieco feticismo punitivo. Il tutto nell’assordante silenzio dei sindaci del territorio, incapaci di fare rete, incapaci di pianificare un’emergenza reale e pronti e proni anche loro al ruolo di comparse notarili di decisioni prese altrove.
Le macerie morali di una classe dirigente
Il risultato di questo cortocircuito tra incapienza politica e intransigenza giudiziaria è il vuoto. Si demolisce per mostrare i muscoli, si punta il dito contro Palazzo Chigi per coprire le magagne di casa propria, mentre i progetti di vera prevenzione sismica restano bloccati nelle secche della burocrazia campana. Prima di salire sul pulpito per dispensare lezioni di morale a Roma, Roberto Fico in primis, ma anche i soloni della legalità a senso unico e la truppa dei primi cittadini dovrebbero guardare in faccia la realtà: se le risorse arrivano ma vengono utilizzate per fabbricare disperazione a norma di legge anziché sicurezza, la responsabilità ha nomi e cognomi ben precisi. E non sono quelli di chi governa a Roma, ma di chi ha trasformato la gestione del territorio in un perenne show giurisdizionale.
A forza di sbandierare la clava del rigore per coprire il vuoto delle idee, la classe dirigente campana ha ottenuto il suo capolavoro: abbattere le case prima ancora che ci riesca il bradisismo. Una legalità formale che demolisce il mattone, mentre sgretola del tutto la fiducia dei cittadini nello Stato.
Tony Fabrizio
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