No, non poteva funzionare la Nazionale degli amici
OpinioniNo, non poteva funzionare la Nazionale degli amici Andrea Pirlo (foto LaPresse) I pazzi si distinguono in due tipi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di rilanciare la Nazionale. Se fosse ancora vivo Giulio Andreotti sostituirebbe, nella celebre massima, gli “azzurri” con le “ferrovie”, perché la rinascita del calcio azzurro è morta in partenza e i treni hanno, a confronto, un futuro più roseo. Come chiamare Cracco per la minestrina in ospedale Maldini e Leonardo, due gentleman del football nostrano, sono già il passato. Davvero due “pazzi”: come potevano pensare, nelle condizioni nelle quali ci troviamo, a Pep Guardiola? Manca il capitale umano da affidare all’ex “entrenador” di Barcelona, Bayern e Manchester City. Come chiamare Cracco per servire una minestrina in ospedale. Ci hanno provato, puntavano sulla grande stima del catalano per il monumento vivente del Milan. Non è andata, pazienza. Idem con Carlo Ancelotti, ma il Brasile non lo ha silurato e il contratto con i verdeoro è lungo (e sostanzioso). Un buco nell’acqua anche lì. Da quel momento in avanti, la tragicommedia, seconda soltanto al vero “giallo” dell’estate, il rapporto tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. È sempre una questione d'amicizia. Da Pep a Pirlo Maldini e Leonardo hanno quindi scelto un Ct per amico. Situazione delicatissima quella di formare la “Nazionale degli amici”, se arrivi dopo tre Mondiali consecutivi trascorsi a guardare gli altri. Operazione che vorrebbe fare anche Giovanni Malagò, neo presidente della Federazione, che caldeggia il compagno di giochi e zingarate, Roberto Mancini. Comunque si è andati dritti su questo piano B, Pirlo, l’allenatore dello United. Non quello di Manchester, ma un po’ più a est: Dubai. Si dice che abbia vinto solo una Coppa Italia (più una Supercoppa) con l’ultimo battito d’ali della grande Juve. E poi si è fatto esonerare in serie B con la Sampdoria, insieme a una esperienza in Turchia. Si sostiene che non abbia la grinta che garantirebbe un Eziolino Capuano (ce l’aveva Rino Gattuso, però, e sappiamo come è andata a finire). Nei bar, insomma, si litiga. Chi ama la sfida ambiziosa vede in Pirlo il nuovo Luis de la Fuente, il ct spagnolo neo campione del mondo: non aveva il pedigree per guidare una Nazionale di quel calibro, eppure stanno ancora sbevazzando “cervezas” da due settimane. Invece Francia e Germania, zeppe di campioni spesso non ben assemblati, fanno notare dall'altro lato del bar, si sono affidate nientemeno che a Zinedine Zidane e Jurgen Klopp. Perché noi puntiamo su un incompiuto? Il “Corriere della Sera”, su questo tasto, ha picchiato pesante. Fatale lo spot delle scommesse L’allenatore bresciano era in ritiro con la sua squadra in Austria e stava per firmare. Per una volta è rimasto sgomento come lo erano i portieri quando subivano la sua “maledetta”, la punizione calciata con le tre dita del piede destro in grado di abbassarsi all’improvviso. Pirlo non si può piazzare sulla panchina azzurra perché è testimonial di una società scommesse, “Fonbet”. Pratica di per sé non bellissima, comune a molti calciatori. Oltre a Totti, si è lasciato tentare da questi denari facili anche un mito come Roberto Baggio. In più, quelli sul conto corrente dell’ex numero 21 di Milan e Juventus, arrivano dall’oligarca russo Sergey Lomakin. Andry Shevchenko, presidente della federcalcio ucraina, pare che ci sia rimasto molto male. C’è anche la questione dei figli procuratori… Pirlo era influenzabile? Probabilmente i rubli russi non erano in grado di compromettere alcunché. Ma il nome non piaceva “alla piazza” che ha saputo cavalcare l’indignazione, il vero sport nazionale nel quale eccelliamo. Se rompiamo le scatole a Pupo e Albano, era inevitabile che nel tritacarne ci finisse anche Pirlo, mentre tutto il resto dell’Europa fa tranquillamente affari con il mondo economico russo senza porsi troppe domande. Ma c’era anche un altro problema: entrambi i figli di Maldini e Pirlo, Cristian e Nicolò, stanno muovendo i primi passi nel mestiere di questo secolo: procuratore di calciatori. Quello che fa poco e porta a casa tanto. Marcello Lippi lasciò la Nazionale per questa ragione, dopo innumerevoli malumori: il figlio Davide era in questo ambiente. Se un giocatore viene convocato e gioca in Nazionale, il suo valore sul mercato aumenta. Pure Baldini in lizza Dopo il pasticcio all’italiana i romantici del calcio di una volta (hanno appena pianto la scomparsa di Osvaldo Bagnoli, l’allenatore della Bovisa) invocano Silvio Baldini, attuale Ct ad interim. Curriculum: quarant’anni di calcio, tre promozioni (una dalla B alla A, le altre dalla C alla B). Zero partite, con i club, in Europa. “E però una volta ha dato un calcio nel sedere a un collega e almeno darebbe la scossa all’ambiente”. Ma allora, dopo Ventura e Gattuso, non abbiamo ancora imparato la lezione? Il Ct va scelto per l’immediato, per mettere in campo una squadra decente con un’anima e un gioco, alle prossime competizioni, non per guidare il Paese, rilanciare l’economia e lanciare un messaggio alle generazioni che verranno. Urge, vista l'emergenza, immediatamente un falò di confronto con un ex. Andiamo in ginocchio da Antonio Conte. Mettiamo lì un contratto di quattro anni con l’aiuto degli sponsor (qualche pasta, qualche birra, qualche partecipata statale o banca si troverà, diamine) e preghiamolo di accettare, per voltare pagina una volta per tutte.

