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Blitz contro la 'Ndrangheta, 79 arresti nel Reggino. Meloni: “Colpo durissimo"
CronacaGli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco , con l'aggravante del metodo mafioso e di aver agevolato la 'ndrangheta, oltre che di rapina. Le indagini dei Carabinieri e della Polizia hanno ricostruito gli interessi economici delle cosche, dal narcotraffico alle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori.
Nel corso delle investigazioni, sono stati identificati i soggetti considerati gli esponenti di vertice delle cosche di ‘ndrangheta De Stefano - Tegano - Condello - Logiudice e sono state ricostruite le dinamiche associative dei rispettivi sodalizi, in linea di continuità con quanto già emerso nei più recenti procedimenti, che hanno cristallizzato l'esistenza di una federazione tra le storiche famiglie mafiose reggine operanti nel mandamento "Centro", in connessione operativa tra loro e, comunque, subordinate al gruppo dirigente di Archi.
All'esito delle indagini, è stata delineata anche la mappatura di ulteriori articolazioni di 'ndrangheta periferiche, federate con le predette, attive nell'area collinare della città di Reggio Calabria (Ortì, Aretina, Oliveto e Croce Valanidi).
Alcuni degli indagati avrebbero partecipato a importanti e riservate riunioni di mafia, durante le quali sarebbero stati ridefiniti gli equilibri tra le famiglie di 'ndrangheta che controllano il centro cittadino, stabilite le posizioni di comando e responsabilità, spartiti i proventi delle attività illecite, gestiti i rapporti, a volte conflittuali, con altre consorterie criminali, pianificati e realizzati riti di affiliazione e conferimento di 'doti' e/o "cariche" di 'ndrangheta.
Nel novero delle attività delittuose, di cui gli indagati si sarebbero resi responsabili, rientrano: il controllo del territorio, l'asfissiante pressione sul tessuto economico mediante il sistematico ricorso ad atti intimidatori ed estorsioni, il narcotraffico, il mutuo soccorso economico in favore dei sodali detenuti e il riciclaggio dei capitali illeciti in attività gestite da prestanome.
Tali attività sarebbero state svolte dagli indagati con diverse funzioni, in virtù dei rispettivi livelli gerarchici rivestiti.
Particolare rilievo assumono, inoltre, le risultanze relative al settore degli appalti per la manutenzione e la pulizia dei treni e degli impianti industriali presso il polo ferroviario reggino, ambito ritenuto di interesse strategico per la consorteria.
Tale condizionamento mafioso si sarebbe manifestato attraverso l'ingerenza nei rapporti con le imprese affidatarie del servizio, nella gestione delle maestranze, nelle assunzioni e nei licenziamenti, nonché nell'utilizzo di relazioni e dinamiche sindacali funzionali a preservare l'influenza criminale sul comparto e a garantire utilità economiche alle 'ndrine.
Contestualmente, sono stati acquisiti elementi che indicherebbero quale sia, al momento, la componente di vertice del gruppo criminale egemone nel quartiere di Arghillà. Detta fazione sarebbe ormai divenuta il "braccio armato" delle cosche, sotto la diretta dipendenza funzionale degli appartenenti alle famiglie di Archi, che sarebbero intervenute per dirimere frizioni interne sorte con altre componenti della 'ndrangheta reggina, a causa di condotte predatorie perpetrate senza preavviso ed il necessario nullaosta delle storiche 'ndrine reggine.
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