Mps, ancora suspense sulle offerte. Bpm aspetta a scoprire le carte
Economiadi Antonio Troise Tutti gli occhi sono puntati su Siena. Dopo il consiglio di amministrazione di Banco Bpm, che ieri ha fatto il punto sul dossier Mps, domani toccherà al board di Rocca Salimbeni. Sul tavolo ci sono l’Offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo e la proposta, ancora tutta da costruire, di una possibile aggregazione con il Banco guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna. Il cda di Mps è chiamato a una prima valutazione dell’impatto industriale e della congruità del corrispettivo messo sul piatto dal gruppo di Carlo Messina. Intesa offre 16 proprie azioni più un euro in contanti ogni dieci titoli del Monte. All’annuncio dell’operazione la proposta valorizzava Siena 30,6 miliardi di euro. Agli attuali corsi di Borsa il valore implicito è salito a circa 33,8 miliardi, ma resta ancora inferiore di oltre un miliardo rispetto alla capitalizzazione di Mps a Piazza Affari. Ed è proprio sul prezzo che potrebbe giocarsi una parte decisiva del confronto. Luigi Lovaglio ha già fatto sapere di considerare il Monte "una risorsa di grande valore del Paese" con un potenziale superiore ai 30 miliardi e non ancora pienamente espresso dal mercato. Il ceo ha anche ribadito che il consiglio "ha il dovere" di valutare tutte le offerte e tutte le opzioni nell’interesse della banca. Parole che tengono aperta la porta a Banco Bpm. Ieri Castagna ha aggiornato il proprio consiglio sulla lettera inviata a Siena lo scorso 6 giugno. Una proposta definita da Carlo Messina e dal presidente e ad di Unipol, Carlo Cimbri, una semplice "lettera d’amore": nessun dettaglio operativo, ma l’invito ad avviare una riflessione su una fusione alla pari. Ma probabilmente si è parlato anche del Crédit Agricole, salita al 29,3% del Banco, e che potrebbe avere inevitabilmente un ruolo nella partita delle banche. Ora la palla passa a Mps. Il primo nodo sarà capire se Siena intende davvero aprire un tavolo con Piazza Meda e, soprattutto, attraverso quali strumenti. L’offerta di Intesa ha infatti fatto scattare la passivity rule, che limita la possibilità del consiglio del Monte di adottare misure difensive senza il via libera dell’assemblea. Gli advisor di Siena – Ubs, Bank of America, BonelliErede e White & Case – stanno lavorando su tutte le ipotesi. Tra gli scenari circolati nelle ultime ore c’è anche quello di un dividendo straordinario destinato ai soci di Mps. Una extra cedola che potrebbe essere alimentata dalla liquidità del Monte o dalla valorizzazione degli asset ereditati con Mediobanca. Il vero tesoro è il 13,2% di Generali oggi in portafoglio a Piazzetta Cuccia e destinato a confluire in Mps con la fusione. Una partecipazione che vale circa 8,5 miliardi e che potrebbe diventare una delle chiavi per costruire una proposta alternativa. Tra le ipotesi allo studio c’è il trasferimento della quota nel perimetro assicurativo di Banco Bpm, liberando capitale e risorse da distribuire agli azionisti.

