La Biennale di Venezia ha deciso: farà ricorso contro i tagli annunciati dall’Europa
Veneto/Venezia-Mestre/Politicadi Federico Bottazzo e Sara D'Ascenzo Il cda (a cui ha partecipato per la prima volta anche il neo sindaco Venturini) sul caso Padiglione russo. Si aspetta la comunicazione ufficiale per poi procedere Quando la comunicazione ufficiale dell’Europa con la sospensione del finanziamento di due milioni di euro arriverà a Ca’ Giustinian, troverà ad accoglierla una Biennale decisa a difendersi con un ricorso al Tribunale Europeo. È questo il succo della riunione del consiglio d’amministrazione della Biennale svoltasi ieri mattina nello storico palazzo sul Canal Grande. Ad accennarlo è stata la Direttrice degli Affari legali della fondazione, Debora Rossi. Come questo ricorso si articolerà e su quali basi, dipenderà dalla comunicazione dell’Eacea che, appunto, a Venezia non è ancora arrivata. La Biennale paga a caro prezzo la ripresa dei rapporti con la Federazione Russa che hanno portato alla riapertura del Padiglione Russo alla Biennale d’Arte in corso fino a novembre. La fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco potrebbe intentare un’azione contrattuale secondo l’articolo 272 del TFUE o fare ricorso di annullamento secondo l’articolo 263 dello stesso Trattato su finanziamento dell’Unione Europea entro due mesi dalla ricezione, con in più un’eventuale domanda cautelare di sospensione del provvedimento. Questo si vedrà. Ma intanto la strada è tracciata e la Biennale, di fronte a un documento ufficiale, farà certamente ricorso. Resta da capire quando. Ancora ieri il portavoce della Commissione Europea ha chiarito che «la decisione spetta all’agenzia che eroga i fondi, ma la nostra posizione è chiara: i fondi devono essere revocati». E la Biennale, da parte sua, ha ribadito la sua difesa, ripetuta come un mantra da ben prima che l’Esposizione Internazionale d’Arte aprisse le sue porte al mondo: «Nessuna violazione delle sanzioni europee inflitte alla Russia dopo l’aggressione all’Ucraina». Ieri al cda ha partecipato per la prima volta anche il neosindaco di Venezia Simone Venturini, vicepresidente della fondazione: «Ribadisco la massima fiducia nell’operato della presidenza. Ritengo sia il momento di placare ogni polemica. Dispiace il pronunciamento della commissione che comunque anche se dovesse andare avanti avrebbe impatti veramente limitati sul bilancio della fondazione essendo un finanziamento legato a delle attività. Mi sembra una reazione eccessiva. L’auspicio è che si possa arrivare di nuovo a una maggior serenità. Forse è il caso di occuparsi di Superjet e congelamento di alcuni asset». Nel frattempo altre nubi si addensano sulla testa del presidente Buttafuoco. Nel pomeriggio di ieri, infatti, è trapelata da Viale Mazzini la notizia che la Rai starebbe pensando di cancellare il programma radiofonico che il presidente della Biennale ha condotto tutte le mattine su Radio1 dalle 6.50 alle 7, «Lupus in fabula» o di cambiare il conduttore. Il programma non comparirebbe nella prima bozza dei palinsesti, ma non è detto che non possa rientrare, visto che la presentazione dei programmi della radio è prevista per il 21 settembre e manca ancora tanto tempo per le decisioni definitive. Ma la notizia, anticipata ieri pomeriggio da Corriere.it, non può non far pensare a un atto ritorsivo nei confronti di Buttafuoco. E se è vero che il governo ha appreso la notizia della sospensione dei fondi rimanendo sostanzialmente in silenzio - a eccezione della leghista Lucia Borgonzoni- è anche vero che per una parte dell’esecutivo Meloni quella operata dalla Biennale a trazione Buttafuoco è una ferita difficile da risanare.