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Bancarotta Cavalleri, due condanne pesanti: «Ora paghino 10 milioni al fallimento». E Berta vuole l'assoluzione nel merito
Bergamo/Cronacadi Maddalena Berbenni
La sentenza dopo sei anni di processo per il crac della società edile di Dalmine. Cinque anni di carcere a Vincenzo Musarra, 3 anni e mezzo a Simone Arati più la provvisionale. Assolti i revisori. Le difese: andremo in appello
La vecchia sede della Cavalleri a Dalmine
La lettura della sentenza prende quasi cinque minuti di orologio. E c’è da perdersi fra capi d’imputazione declinati in sotto capitoli, reati riqualificati per la legge fallimentare, pene accessorie. Semplificando, si può dire che i sei anni di processo scaturiti dalla bancarotta fraudolenta della Cavalleri Ottavio Spa di Dalmine, un tempo colosso dell’edilizia «made in Bergamo» con centinaia di dipendenti e appalti milionari in mezza Italia, si chiudono con due condanne pesanti e due assoluzioni piene.
Vincenzo Musarra sembra non fare una piega in fondo all’aula, nella sua polo a righe. Palermitano di Verdello, 72 anni, fu presidente del Consiglio di amministrazione della Cavalleri fino al 24 luglio 2013, quando la crisi iniziò a sfuggire di mano. Per lui la condanna è a 5 anni di carcere, un anno in più rispetto alla richiesta del pm Emanuele Marchisio. Il collegio della presidente Bianca Maria Bianchi, che da tempo non è più giudice in città ma che ha voluto portare comunque a termine questo primo, lunghissimo atto, scende a 3 anni e 6 mesi per Simone Arati, 55 anni, professionista milanese che sottoscrisse le perizie delle operazioni che avrebbero contribuito al dissesto. Anche per lui il pm aveva chiesto 4 anni. Inoltre, a fronte di un «buco» da 71 milioni di euro e con un danno per avere presentato tardivamente la richiesta di concordato quantificato dai periti del tribunale in 28 milioni, per entrambi è stata decisa una provvisionale immediatamente esecutiva da 10 milioni nei confronti del fallimento della società, che si è costituito parte civile con l’avvocato Marco De Cobelli. Il risarcimento, invece, andrà stabilito in sede civile.
Non trattiene la commozione l’altro imputato presente in aula, Edoardo Rosati, 63 anni, commercialista romano che fu membro del collegio sindacale. Il pm aveva chiesto una condanna a 3 anni e mezzo di carcere per lui e a 3 per il collega Alberto Ramadori, 87 anni, sempre romano. I giudici li hanno assolti da alcuni capi d’imputazione per non avere commesso il fatto e da altri perché il fatto non costituisce reato. In più, nei loro confronti, il fallimento ha revocato la costituzione di parte civile dopo una transazione dell’ultimissimo momento. «Sono stati sei anni impegnativi anche per tutti i problemi che un procedimento del genere comporta professionalmente, ho perso molti incarichi», dice Rosati, difeso dagli avvocati Oliviero De Carolis e Salvino Mondello del Foro di Roma.
«C’è molta delusione — commenta, invece, l’avvocato del Foro di Palermo Giuseppe Scozzari, che assiste Musarra —. Non ci aspettavamo una condanna, tanto meno una condanna così pensante. Che Musarra diventi il capro espiatorio di tutta la vicenda mi sembra esagerato. Siamo curiosi di capire le motivazioni (saranno depositate entro 90 giorni, ndr), considerato che è stata fatta una perizia con valutazioni che i giudici sembrano avere superato». E aggiunge: «In Italia il processo penale è solo per ricchi». Scozzari appellerà di certo così come l’avvocato bresciano Cristian Mongodi per Arati: «È una sentenza che ci sorprende molto — dice —, visto che la perizia voluta dal collegio aveva escluso responsabilità in capo al mio assistito».
È stato l’ultimo campo di scontro fra le parti, la perizia. Quel che, al momento, è certo è che regge la lettura della Procura rispetto allo schema delle due società, la Lavori Generali Srl e la Cavalleri Immobiliare Srl, costituite nel 2011 per svuotarci dentro i debiti della capogruppo. Musarra è stato condannato anche per avere artefatto i bilanci, mentre la prescrizione lo libera dall’accusa di avere emesso fatture per operazioni inesistenti. Assolti tutti perché il fatto non sussiste da alcune contestazioni minori e da quella che portò a processo anche il commercialista bergamasco Giorgio Berta, ovvero di avere indicato nella relazione di accompagnamento alla domanda di ammissione al concordato riserve per 59 milioni di euro, quando a bilancio ne erano iscritte per 32 milioni e il procuratore speciale ne calcolò 45 (le riserve sono reclami per lavori in più rispetto ai contratti). La posizione di Berta, per il quale lo stesso pm aveva chiesto l’assoluzione, è stata stralciata e lui prosciolto per prescrizione a febbraio 2025. Con l’avvocato Mauro Angarano ora ha impugnato la sentenza perché vuole un’assoluzione nel merito.
A febbraio 2020, patteggiarono Gregorio Cavalleri, a 3 anni e 4 mesi e dopo avere pagato 399 mila euro al fallimento; l’ex dirigente Carla Rota a 2 anni con pena sospesa e 135 mila euro; a due anni il terzo sindaco Marco Broccardi.
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