Il MessaggeroCentro-destra
Ranucci, legali Lavitola: «Anche lui aveva chiesto di aumentare la scorta». Richieste di riesame e nuovo interrogatorio per l'imprenditore
ItaliaOre 18 - Newsletter Il punto serale sulle notizie del giorno Iscriviti e ricevi le notizie via email
«Gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta». Così Sergio Cola, avvocato di Valter Lavitola, in carcere perché accusato di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci.
Riguardo agli aspetti delle dichiarazioni del suo assistito ritenuti «fumosi» dai magistrati, il legale riferisce che gli stessi coimputati nell'inchiesta, gli esecutori dell'attentato, sostengono in alcune dichirazioni che «loro non avevano alcuna intenzione di far del male a Ranucci, lo si vede dalle modalità dell'attentato».
Le parole del legale di Lavitola
In merito all'ipotesi di un "terzo livello" nella vicenda, l'avvocato commenta: «Congetture». E aggiunge: «È intuibile che dopo l'attentato Ranucci avesse capito chi fosse il mandante».
Nei primi giorni della prossima settimana - come si apprende dai legali di Valter Lavitola - sarà poi presentata una nuova richiesta di riesame sulle misure cautelari di Lavitola. Si sta valutando inoltre un'integrazione delle dichiarazioni di Lavitola con la richiesta di un nuovo interrogatorio riguardo a quegli aspetti ritenuti "fumosi" dai magistrati. Il legale Cola, visiterà domani l'ex imprenditore detenuto nel carcere di Rebibbia.
L'inchiesta
Intanto, come emerso nei giorni scorsi, ulteriori analisi più approfondite su pc e cellulare di Valter Lavitola per alcune settimane e una convocazione di Sigfrido Ranucci in Procura, come persona informata sui fatti, forse a settembre sono le due nuove fasi che si aprono ora nell'inchiesta che riguarda l'attentato contro il direttore di Report.
La Procura chiederà inoltre l'estradizione del factotum di Lavitola, il cittadino camerunese Gomes Tavares, attualmente latitante, che avrebbe avuto il ruolo di mediatore nell'azione dinamitarda.
Gomes in un'intervista al Tg1 aveva di essere pronto a tornare «prestissimo» nonostante l'ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti: «Dicono che all'aeroporto mi prendono però io sono testardo. E voglio tornare».
Le ammissioni di Lavitola
Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell'attentato e di aver organizzato tutto per innalzare la scorta all'amico, resta invece in carcere, ma sulla vicenda ci sono ancora troppe ombre da chiarire. Nelle ultime ore da fonti dei legali è spuntata una frase, già smentita dalla Procura di Roma, secondo cui Lavitola avrebbe detto di non escludere che Ranucci sapesse del suo piano. Ci si interroga quindi se l'ex faccendiere stia costruendo una nuova strategia difensiva che possa alleggerire la sua posizione. Ma l'atteggiamento del giornalista della Rai anche in queste ore non cambia di una virgola e la convinzione che dietro quell'attentato ci fosse il suo amico, per Ranucci sarebbe maturata solo man mano che le indagini degli inquirenti disvelavano il castello accusatorio. Fonti interne al carcere di Rebibbia raccontano che Lavitola è apparentemente sereno, silenzioso e spende la maggior parte del suo tempo steso sulla branda a riflettere all'interno della sua cella. Mercoledì scorso il gip ha respinto la richiesta dei domiciliari avanzata dal suo difensore al termine dell'interrogatorio di garanzia, ma i legali potrebbero proporre un nuovo ricorso al Riesame, chiedendo un nuovo interrogatorio. Anche in quel caso a questo punto non si escludono nuovi colpi di scena. Il 60enne ha escluso che il movente sia legato al suo progetto politico su Ranucci, alla sua ambizione di portarlo in pochi anni a Palazzo Chigi e ritagliarsi per sé un ruolo da spin doctor. Su questo aspetto in queste ore interviene anche il direttore di Repubblica Stefano Cappellini (il cui nome compare nell'ordinanza di arresto di Lavitola in merito ai passaggi sulla ricerca statistica), il quale racconta sulle pagine del suo quotidiano 'la genesi del sondaggio con il quale Lavitola intendeva testare le potenzialità elettorali di Ranucci'. Cappellini spiega di aver incontrato tre volte Lavitola per motivi di lavoro. Al terzo incontro, sollecitato dall'imprenditore, a fine febbraio 2026 nel suo ristorante, Lavitola gli racconta di essere in contatto con una persona di grande levatura e popolarità che potrebbe buttarsi in politica e della sua intenzione di commissionare per lui un sondaggio. Per cui chiede consiglio sulle domande da fare nel test. Solo in un momento successivo, quando Lavitola svela il nome di Ranucci, Cappellini gli scrive subito: 'Per me è una follia. Non ha chance di decollare'. Da questo scambio il giornalista esce con una convinzione: 'Non è una cosa seria. Non torna la storia del sondaggio americano, non torna quella del sondaggio italiano, il candidato alla premiership non è plausibile e la fonte non attendibile'. Per questo, aggiunge, «dopo un minimo approfondimento, non scriviamo nulla. E meno male. Perchè oggi un pezzo su Ranucci candidato sarebbe stato strumentalizzato dai molti sciacalli in circolazione come un tassello di complicità con il disegno di Lavitola». Intanto gli avvocati della banda degli esecutori dell'attentato del 16 ottobre del 2025 - che nella mente di Lavitola doveva essere «puramente dimostrativo» e secondo le sue parole commissionato con «diverse modalità" tra cui l'esplosione di colpi di pistola verso il muro - hanno incontrato i loro assistiti in carcere e dall'inizio della settimana prossima depositeranno per loro una richiesta di interrogatorio ai pm della direzione distrettuale antimafia.
Intensità frame0.78 · Retorica intensa
neutrostandardmarcatointensoallarme