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Russia, frammenti di drone ucraino cadono su spiaggia del Mar Nero: 6 morti tra cui 3 bambini e 40 feriti - VIDEO
EsteriSei morti, tra cui tre bambini, e quaranta feriti – diciassette dei quali ricoverati in strutture mediche – è il bilancio della caduta di frammenti di un drone ucraino su una spiaggia affollata di Arkhipo‑Osipovka, località balneare nei pressi di Gelendzhik, sulla costa russa del Mar Nero. A diffondere la notizia è stato il governatore della regione, Veniamin Kondratyev.
Il governatore ha accusato Kiev di aver preso di mira infrastrutture civili e ha definito l’accaduto "una tragedia". "In questo momento così difficile, esprimo le mie sincere condoglianze alle famiglie e agli amici" delle vittime, ha scritto sulla piattaforma Max, in un messaggio rilanciato dalle agenzie russe. L’Ucraina, al momento, non ha commentato l'accaduto.
Attentato ristorante italiano a Mosca, 5 morti e 19 feriti, Russia: "Terroristi ucraini, volevano uccidere il generale Chaiko" L’esplosione nel locale italiano nel centro di Mosca ha provocato almeno cinque vittime. Le autorità russe puntano il dito contro Kiev, che non ha commentato: il bersaglio sarebbe stato il generale Aleksandr Chaiko delle Forze aerospaziali russe
Secondo le autorità locali, si sarebbe trattato della caduta di detriti del velivolo, mentre alcuni canali ucraini sostengono che il drone possa essere stato deviato dai sistemi di guerra elettronica russi. La spiaggia colpita si trova a circa 25 chilometri dal cosiddetto “Palazzo di Putin”, il complesso residenziale di oltre 17 mila metri quadrati vicino a Gelendzhi, a Capo Idokopas, che, secondo esponenti dell’opposizione, apparterrebbe al presidente russo. Putin ha sempre smentito di esserne il proprietario.
Il 19 gennaio 2021 la Fondazione creata dall’oppositore Alexei Navalny, pubblicò su YouTube il documentario investigativo Un palazzo per Putin: la storia della più grande tangente, sostenendo che il complesso di Capo Idokopas – del valore di circa un miliardo di euro – fosse stato finanziato anche da figure vicine al Cremlino, tra cui i direttori delle società statali Rosneft e Transneft, Igor Sechin e Nikolai Tokarev. Nel video venivano mostrati progetti architettonici e fotografie degli interni.
Pochi giorni dopo, Putin negò pubblicamente che lui o membri della sua famiglia fossero proprietari dell’immobile, affermando che nel documentario non erano state presentate prove della sua appartenenza.
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