
Cinque cittadini italiani, composti da quattro donne e un uomo di età compresa tra i 20 e i 40 anni, sono stati allontanati dalle forze dell’ordine israeliane dal villaggio palestinese di Qusra, situato a sud-est di Nablus in Cisgiordania. I volontari si trovavano nelle abitazioni delle famiglie Hassan e Abu Ridi per offrire solidarietà e assistenza durante un assedio prolungato da parte di coloni israeliani.
Secondo le autorità locali e diverse fonti, l'esercito israeliano (IDF) e la Border Police hanno eseguito un ordine di evacuazione dichiarando l'intera area "zona militare chiusa". Il provvedimento, inizialmente presentato come temporaneo, sarebbe stato esteso fino a marzo 2027, vietando l'accesso ai civili estranei ai residenti.
Le fonti riportano diverse versioni sull'esecuzione del provvedimento:
La Farnesina ha confermato che i connazionali sono attualmente in una zona sicura e non hanno richiesto l'intervento diplomatico. Gli attivisti hanno testimoniato di aver vissuto per diversi giorni sotto assedio, documentando le incursioni dei coloni e la mancanza di servizi essenziali come acqua ed elettricità.
L'episodio si inserisce in un contesto di alta tensione nel villaggio di Qusra. Mentre i volontari italiani sono stati evacuati, le famiglie palestinesi rimangono nelle abitazioni assediate dai coloni dell'avamposto di Tel Talpiot. Parallelamente, le forze armate israeliane hanno condotto operazioni volte a evacuare alcuni avamposti di coloni nella zona. La situazione ha attirato l'attenzione della comunità internazionale e della Casa Bianca, che ha sollecitato il governo israeliano a intervenire sull'assedio.

«Zona militare», cacciati i volontari italiani. «Ma noi restiamo qui»
InternazionaleVolontari italiani e internazionali sono stati cacciati dalle case palestinesi sotto assedio a Qusra dall'esercito israeliano, mentre i coloni rimangono impuniti. L'attivista Mahmoud Zawhare denuncia un sistema di oppressione strutturale, paragonabile al 1947, e chiede maggiore coinvolgimento degli attivisti israeliani.

Il racconto da Qusra: "I coloni israeliani non danno tregua, non c'è una reale volontà di fermarli"
MondoQuesto articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati Ci sono anche quattro italiane e un italiano, insieme alle famiglie palestinesi del villaggio di Qusra, in Cisgiordania, che da giorni vivono assediate e circondate dai coloni israeliani. Erano lì per portare la loro solidarietà ai palestinesi, anche per casi come questi, ormai diventati un modus operandi del movimento dei coloni, che in quella parte di Cisgiordania, vicino a Nablus, così come nelle colline a sud di Hebron, vanta gli esponenti più violenti. Si trovano insieme a Youssef Hassan – che era rimasto bloccato con la moglie e le due figlie piccole, che sono state evacuate – il fratello, la sorella e la madre. E con Qusai Abu Rida e il figlio. Abu Rida ha la cittadinanza statunitense ed è stato il fratello a denunciarne l’assedio dagli Stati Uniti. I cinque italiani hanno un’età compresa tra i 20 e i 37 anni e chiedono l’anonimato, ma hanno deciso di raccontare quello che da giorni vedono “da dentro”, dove le famiglie palestinesi – e quindi anche loro – “sono completamente in ostaggio dei coloni violenti“, dicono, “il cui livello di follia da fuori è difficile da comprendere”, cosi “come le proporzioni di ciò che sta avvenendo a Qusra e non solo”. Tanto che mentre raccontano, i coloni stanno di nuovo tentando di ricostruire l’avamposto che è stato abbattuto dall’esercito israeliano, intervenuto più volte, anche se per gli italiani, con”poca convinzione“. I palestinesi temono che quella dell’Idf sia “un’operazione più di facciata che altro – continuano – vogliono solo che la loro normalità venga ripristinata, anche se sembra essere diventata proprio questa”. Ieri mattina “siamo stati svegliati dai militari israeliani che hanno comunicato al proprietario di casa che doveva lasciarla nel giro di 30 minuti”. In undici persone hanno trovato così riparo a casa dal fratello del proprietario, mentre la casa dove si trovavano è stata occupata dai soldati. “Hanno mangiato, bevuto, rubato scorte di cibo – raccontano ancora gli italiani – e soprattutto hanno manomesso le telecamere che qui sono l’unica forma di difesa contro i coloni”. Quelli che Mike Huckabee, ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, ha definito responsabili di “atti di terrorismo”. Tra i cinque italiani c’è chi ha già esperienza e chi è alla sua prima volta in Palestina. Ma tutti sembrano sconvolti, per quanto preparati, da quello a cui stanno assistendo. “Ero venuta qui in Palestina dieci anni fa con la mia famiglia per un tour religioso – racconta una di loro – allora avevo percepito della tensione che però non è paragonabile a quella che si percepisce ora. La situazione è a dir poco assurda. Le famiglie palestinesi vengono costantemente tormentate dai coloni. C’è un sabotaggio continuo: i coloni tagliano l’elettricità, impediscono ai palestinesi di muoversi e le forze armate israeliane li sostengono. I pochi soldati che applicano la legge vengono sostituiti. C’è un odio sistemico nei confronti dei palestinesi e non ho remore a dire che in questo luogo l’umanità ha toccato il punto più basso della storia”. “Si fatica a comprendere la proporzione di quanto accade, la portata globale di quello che si sta mettendo in atto – racconta un’altra ragazza alla sua prima volta in Palestina-. Da un lato é frutto dell’insistenza e della testardaggine, a livello di follia, dei coloni, che non hanno intenzione in alcun modo di mollare il colpo e non danno tregua. E dall’altro c’è una minima e non proporzionata capacità di intervento da parte dell’esercito e della polizia israeliana, insomma delle forze che dovrebbero regolare la convivenza, chiamiamola così, benché utopica in questo momento. Assistiamo a una sorta di ripetizione infinita di queste dinamiche, che porta alla frustrazione e all’abbattimento del morale delle famiglie palestinesi. Per questo la nostra presenza qui è essenziale, prima di tutto sul piano umano”. Tutti sono inquietati dal livello di violenza, tanto che “è impossibile parlare e avvicinarsi ai coloni” dicono, disposti a tutto pur di rendere impossibile la vita ai palestinesi, per costringerli ad andarsene. Alla domanda se hanno paura per la loro incolumità, una delle italiane ammette di sì, che “tra i tanti timori c’è anche quello”. “Ora siamo tornati nella casa assediata. Attorno, a pochi metri da noi, restano dei coloni, non sono armati, ma urlano, inveiscono contro i palestinesi e battono contro il cancello”. E soprattutto non demordono nella creazione di un avamposto, nonostante il grande scompiglio internazionale. “Abbiamo visto un grande dispiegamento di forze, ma non una reale volontà di reprimere la violenza dei coloni”, dicono ancora i ragazzi. Con tutte le forze messe in campo in poche ore si sarebbe potuto sistemare tutto. Invece i coloni sono ancora qui”. “Il fatto che tuttora ci siano, che gli venga garantita la possibilità di accedere a quest’area, che in teoria ora sarebbe zona militare interdetta, a differenza dei palestinesi, è segno evidente del sistematico collaborazionismo tra il governo israeliano e i coloni, che usurpano i diritti, mettono a repentaglio le vite, non solo quotidianamente, ma di ora in ora, così come le risorse dei palestinesi”. “La situazione è veramente preoccupante ma essere venuti qui – conclude un’altra – resta significativo, perché quando abbiamo detto ai palestinesi che saremmo rimasti ancora qualche giorno la notizia li ha riempiti di gioia. Al di là del sostegno pratico, quello psicologico, il sapere cioè di non essere soli e che qualcuno diffonde la loro voce e testimonia quello che avviene, é qualcosa di molto importante per loro”. Esattamente quello che chi sostiene apertamente o comunque permette ai coloni di agire impunemente vuole impedire.

Qusra, allontanati i 5 italiani: “Costretti dall’Idf ad andarcene, i coloni non sono rimasti qui”
esteri
Cisgiordania, gli attivisti italiani bloccati nell’assedio dei coloni a Qusra sono stati «espulsi con forza» dalle case dei palestinesi
ESTERIIl gruppo, formato da attivisti, si trova ora in un punto più tranquillo. Mentre le famiglie palestinesi sono rimaste nelle loro case assediate Sarebbero al sicuro i cinque italiani rimasti in una delle case palestinesi assediate a Qusra, minacciate dai coloni israeliani. Secondo quanto riferito dalla Farnesina, il gruppo non è più in una situazione di pericolo e si trova in un edificio non più sotto minaccia dei coloni. L’esercito israeliano (IDF) ha successivamente ordinato alle persone coinvolte di allontanarsi dalla zona. I connazionali stanno bene, non hanno sollecitato l’intervento delle autorità nazionali e hanno espresso la volontà di mantenere riservata la propria posizione esatta. I cittadini italiani sono stati «espulsi con la forza» Secondo quanto dichiarato dall’agenzia di stampa palestinese Wafa, il sindaco di Qusra, Abdul-Azim Wadi, ha denunciato che «le forze di occupazione hanno espulso con la forza gli attivisti solidali italiani che erano riusciti a raggiungere le case alcuni giorni prima, in seguito agli attacchi dei coloni e all’accerchiamento della zona». Il primo cittadino ha accusato le forze israeliane di ostacolare l’accesso dei volontari e la consegna di beni di prima necessità, favorendo così il blocco imposto dai coloni. L’assedio alle famiglie, iniziato a inizio settimana, ha compreso la chiusura delle vie d’accesso con blocchi di pietra, l’allestimento di un accampamento nelle vicinanze e il taglio delle forniture di acqua ed elettricità. La notizia dei connazionali nelle case assediate La Farnesina ha seguito l’evolversi della situazione d’ora in ora. Secondo quanto riportato ieri dal Wall Street Journal, due famiglie palestinesi erano rimaste intrappolate nelle loro case «insieme a cinque cittadini italiani che erano in visita a una di loro». Stando al Fatto Quotidiano i connazionali si trovavano insieme a Qusai Abu Rida, che ha la cittadinanza statunitense e il cui fratello ha denunciato l’assedio dagli Stati Uniti. Tra gli italiani coinvolti, riporta sempre il giornale, c’è chi ha già esperienza e chi è alla sua prima volta in Palestina. La situazione I coloni hanno bloccato una strada di accesso vicina e hanno interrotto la fornitura di acqua ed elettricità. La situazione nell’area vicino a Nablus era già tesa ma è precipitata da domenica, quando un gruppo di coloni ha allestito accampamenti fuori da tre case alla periferia di questo villaggio di circa 5.000 abitanti, bloccandone gli accessi. Una delle case assediate è di proprietà di un cittadino americano, il che ha portato gli Stati Uniti a intervenire sulla vicenda, con l’ambasciatore in Israele, Mike Huckabee, che ha definito l’azione dei coloni un «orribile atto di terrorismo».
Cisgiordania, i 5 italiani costretti a lasciare il villaggio assediato dai coloni israeliani: «Abbiamo avuto tre minuti per andarcene di casa»
Esteridi Greta Privitera Il racconto di «Fabio», uno dei cinque attivisti italiani che si trova in Cisgiordania per solidarietà ed è stato cacciato da Qusra dall’esercito israeliano I cinque attivisti italiani hanno lasciato Qusra ieri mattina. Se ne sono andati quando l’esercito israeliano è tornato per la seconda volta in due giorni alla casa della famiglia Ridi, alla periferia del villaggio palestinese, 15 chilometri a sud di Nablus. Quattro donne e un uomo, arrivati in Cisgiordania in giorni diversi, senza sigle e senza un’associazione alle spalle, ospitati da un amico palestinese. Ora sono in un’altra città. Fabio, il nome è di fantasia per ragioni di sicurezza, non dice quale. «Non importa dove siamo. Importa quello che è successo a Qusra». Precisa però che «non abbiamo urgenza di lasciare il Paese». Hanno appena risentito Qusai Ridi — fratello del proprietario della casa, che vive in America — l’uomo con cui hanno condiviso questi giorni concitati. Qusai si trova ancora nell’abitazione che loro hanno dovuto lasciare, e al telefono li ha ringraziati: «Credo che la nostra presenza abbia fatto sentire lui e Ahmed, il figlio di 18 anni, molto meno soli». Nei giorni dell’assedio, Fabio e gli altri dormono, mangiano, resistono insieme a loro. «Si stava con le persiane abbassate per non farsi vedere dai coloni, le porte chiuse che facevano passare solo il rumore dei veicoli blindati fuori». Guardano ossessivamente le telecamere di sicurezza per capire chi arriva al cancello. «Evitavamo di affacciarci. La sera facevamo turni di guardia, quella era la nostra attività principale oltre che passare il tempo con i nostri nuovi amici». Ahmed non vede i suoi da settimane. «Sono vite sotto scacco, quelle dei palestinesi», spiega Fabio, la paura non arriva solo con le pietre dei fanatici, ti resta addosso soprattutto nelle ore silenziose, quando nessuno sa che cosa accadrà. La prima volta l’esercito bussa alla porta dei Ridi giovedì mattina. Una trentina di soldati ordina alle undici persone presenti nelle tre case della famiglia di spostarsi in un solo edificio. Due abitazioni vengono requisite, assicurano i militari, per due o tre giorni. Altre venti famiglie palestinesi del villaggio vengono evacuate dalle proprie abitazioni. «Ci hanno lasciato trenta minuti per prendere le nostre cose. Poi siamo rimasti fuori per otto ore». Quando rientrano, trovano stanze e mobili messi a soqquadro. Mancano cibo, materassi e cuscini. Sono stati tagliati i fili delle telecamere, l’unico modo per controllare il patio e il muro di recinzione. Quella notte restano nella casa senza elettricità. Fuori, i blindati di Benjamin Netanyahu. Gli avamposti dei fanatici — una tenda blu, sedie e divani — vengono smantellati, ma loro non se ne vanno. Qualche giorno prima assistono a uno scontro tra esercito e coloni: «Erano una quarantina». I soldati usano lacrimogeni e granate stordenti, gli altri lanciano pietre. «A tratti i militari provano a disperderli. Ma poi li vedi parlare insieme, pregare, trattarli da interlocutori. C’è una complicità, una coesistenza che rende tutto possibile». Da domenica, cibo e acqua non passano più. Ieri mattina alcuni attivisti israeliani riescono a portare provviste fino al cancello. I soldati consentono la consegna e poi li respingono lungo la strada. Poco dopo arrivano decine di militari e poliziotti armati. Chiamano Qusai e il figlio, quindi si rivolgono ai cinque italiani. «Avevamo tre minuti per andarcene dalla casa». Il primo ordine parlava di una requisizione temporanea, due o tre giorni. Questa volta un soldato mostra sul telefono un documento in ebraico: la zona è dichiarata di nuovo militare e l’ordine arriva fino a marzo 2027. «Ci hanno imbrogliati», dice Fabio. «Il soldato, intanto, rideva». Non è chiaro cosa voglia dire quel foglio, ma è chiaro ciò che produce: la famiglia può restare nell’abitazione, ma nessuno dall’esterno può entrare. Quindi o vivi una non-vita o te ne vai. «A Qusra ho visto la colonizzazione messa in pratica», continua Fabio, l’isolamento, il controllo delle strade, l’assedio, la casa che smette di essere un riparo, e poi che smette di essere tua. «Ed è la vita di molti villaggi palestinesi». I cinque attivisti hanno sentito il consolato italiano. «Ci sono stati contatti, ma non tanto altro», racconta il ragazzo. E precisa che «non è questo quello che conta. Noi siamo al sicuro. I Ridi sono ancora circondati dai coloni e dai blindati»

Cisgiordania, "stanno bene" gli attivisti italiani allontanati dalle Idf: cosa è successo
internazionale/esteriGli italiani si trovavano nel villaggio palestinese di Qusra a sud di Nablus e hanno ricevuto l'ordine di allontanarsi. Secondo fonti informate non risulta l'uso della forza. Media: Casa Bianca preme su Netanyahu perché condanni assedio Gli attivisti italiani che si trovavano nel villaggio palestinese di Qusra a sud di Nablus, in Cisgiordania e che sono stati allontanati dall'esercito israeliano, secondo quanto si apprende, stanno bene e ora sono in un villaggio nelle vicinanze. Gli attivisti avevano ricevuto l'ordine di allontanarsi dall'Idf, le forze di difesa israeliane. Il sindaco di Qusra, Abdul-Azim Wadi, in una dichiarazione riportata dalla agenzia di stampa palestinese Wafa aveva spiegato in precedenza che l'esercito israeliano aveva "espulso con la forza gli attivisti italiani che erano riusciti a raggiungere le case alcuni giorni prima, in seguito agli attacchi dei coloni e all'accerchiamento della zona”. Gli attivisti sono quindi stati evacuati dalle Idf in abitazioni non interessate dall'assedio. Secondo fonti informate non risulta l'uso della forza. Il vicepresidente palestinese Hussein al-Sheikh ha intanto condannato l'ordine del ministro della Difesa israeliano Israel Katz di preparare il trasferimento delle funzioni di ordine pubblico in Cisgiordania dall'esercito alla polizia israeliana. "Questo passo costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale, delle risoluzioni di legittimità internazionale e degli accordi firmati, nonché un nuovo tentativo di imporre la legge e la sovranità israeliana sulla Cisgiordania occupata", ha dichiarato al-Sheikh. Il vice presidente ha aggiunto che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali e ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di fermare quelle che ha definito azioni unilaterali di Israele. In una dichiarazione, il ministero della Difesa israeliano ha affermato che la polizia istituirà una forza dedicata alla gestione delle questioni civili in Cisgiordania e riceverà l'autorità e i finanziamenti necessari per svolgere tale compito. "Il ruolo dell'esercito è combattere il terrorismo palestinese... e non dare la caccia ai giovani che vivono sulle colline", ha detto Katz. Media: Casa Bianca preme su Netanyahu perché condanni assedio Gli Stati Uniti premono intanto sul premier israeliano Benjamin Netanyahu perché esprima pubblicamente parole di condanna dell'assedio imposto da coloni estremisti a un villaggio palestinese. A riferirne è il Times of Israel, che cita la Reuters. L'assedio ha già suscitato critiche pubbliche negli Stati Uniti: l'ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, convinto sostenitore degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, ha condannato ieri i coloni che assediavano definendoli "terroristi israeliani". Un funzionario statunitense e uno israeliano hanno rivelato oggi che oggi che dalla Casa Bianca si sta facendo pressione su Netanyahu affinché condanni pubblicamente l'incidente in corso. Washington ha iniziato a protestare dopo aver appreso che l'abitazione di un palestinese-americano era tra quelle sotto assedio, affermano i due funzionari. Netanyahu non ha commentato pubblicamente gli eventi di Qusra. Né il suo ufficio né la Casa Bianca hanno risposto immediatamente alle richieste di commento.
Cisgiordania, gli italiani evacuati dal villaggio palestinese assediato
2026
Cisgiordania, Idf lascia molte delle case occupate a Qusra. Allontanati i cinque italiani
MondoAscolta la versione audio dell'articolo 3' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact english@ilsole24ore.com Le forze armate israeliane hanno lasciato la maggior parte delle abitazioni del villaggio palestinese di Qusra, a sud di Nablus, in Cisgiordania, dove erano entrate nell’ambito di un’operazione volta a evacuare alcuni avamposti di coloni sorti nella zona. La notizia è stata riferita da residenti del villaggio al Times of Israel e arriva dopo giorni di tensioni che hanno attirato l’attenzione della comunità internazionale. Chiedilo al Sole Le domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AI sulla base del contenuto visualizzato. Domande di approfondimento generate da 24Ore AI Secondo le testimonianze raccolte sul posto, i soldati dell’Idf erano entrati nelle abitazioni nella mattinata di ieri. Diverse ore più tardi, tuttavia, l’esercito israeliano ha modificato il proprio approccio, annunciando che le truppe non sarebbero rimaste all’interno delle case abitate. In serata i militari hanno quindi lasciato quasi tutte le abitazioni occupate durante l’operazione. Loading... C’erano anche cinque attivisti italiani che si trovavano nel villaggio palestinese di Qusra a sud di Nablus, in Cisgiordania e che sono stati allontanati dall’esercito israeliano. Secondo quanto si apprende, stanno bene e ora sono in un villaggio nelle vicinanze. Gli attivisti avevano ricevuto l’ordine di allontanarsi dall’Idf, le forze di difesa israeliane. Il sindaco di Qusra, Abdul-Azim Wadi, in una dichiarazione riportata dalla agenzia di stampa palestinese Wafa aveva spiegato in precedenza che l’esercito israeliano aveva “espulso con la forza gli attivisti taliani che erano riusciti a raggiungere le case alcuni giorni prima, in seguito agli attacchi dei coloni e all’accerchiamento della zona”. La vicenda è legata a un avamposto allestito da coloni israeliani che, secondo i residenti, da sei giorni impediva a due famiglie palestinesi di raggiungere le proprie case ai margini del villaggio. La situazione aveva provocato una vasta operazione militare e suscitato critiche e condanne da parte di diversi attori internazionali. I residenti sostengono che i soldati abbiano lasciato tutte le abitazioni tranne una delle case interessate dall’assedio, appartenente a Yusuf Hassan. Nonostante il ritiro delle truppe dalla maggior parte del villaggio, i coloni continuerebbero a stazionare all’esterno delle abitazioni delle due famiglie coinvolte.

Qusra, evacuati i cinque italiani dal villaggio palestinese
VideoSono stati evacuati dal villaggio palestinese di Qusra, in Cisgiordania, i cinque cittadini italiani che si trovavano nelle abitazioni di alcune famiglie palestinesi assediate dai coloni israeliani. Secondo l’agenzia palestinese Wafa, gli attivisti italiani sarebbero stati «espulsi con la forza» dalle forze israeliane. I cinque avevano raggiunto Qusra nei giorni scorsi per portare solidarietà alle famiglie coinvolte. La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi, il consolato generale a Gerusalemme e l’ambasciata a Tel Aviv, segue gli sviluppi della vicenda. L’ambasciatore Usa in Israele, Mike Huckabee, ha intanto definito «terrorismo» le azioni dei coloni nel villaggio.
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