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L’Argentina rimonta trascinata da Messi, Inghilterra ko al 92’. Domenica la finale con la Spagna
/lastampa/sport/speciali/mondiali-calcio-2026ATLANTA. Non è stata l’ultima danza di Lionel Messi. Almeno non per oggi. Per vederla, bisognerà attendere, forse, quattro giorni a New York. La Pulce e l’Argentina vanno in finale mondiale, per la seconda volta di fila, dove affronteranno la Spagna. I campioni del Sudamerica contro i campioni europei – manco fosse la Finalissima annullata a marzo – per una prima volta unica che già promette emozioni immense.
L’Albiceleste passa ad Atlanta per 2-1, rimontando in soli sette minuti il vantaggio dell’Inghilterra. Una partita che è andata al di là del campo, al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta, per motivi storici – come la Mano de Dios nella finale del 1986 – e culturali, e soprattutto per la lunga disputa sull’arcipelago delle Malvinas/Falkland nell’Oceano Atlantico. E che nel rettangolo di gioco ha decretato il vincitore, ovvero chi la voleva di più: saranno Messi e l’Argentina, come quattro anni fa, a cercare di entrare nella storia, giocandosi nuovamente un titolo mondiale. Dopo due Copa America, potrebbe essere il quarto titolo internazionale in meno di sei anni, che consacrerebbe Lionel Messi come il più grande giocatore di sempre.
Tornando al match: due assist – che lo consacrano ancora di più come l’assistman più prolifico nella storia della competizione – che hanno permesso a Enzo Fernández e Lautaro Martínez di ribaltarla quando tutto sembrava ormai perso. Lo Stadium è una bolgia fin dal fischio d’inizio, con i tifosi argentini a farne da padroni. In molti hanno speso migliaia di dollari per essere presenti, sognando una seconda finale. E in campo, è l’aggressività a fare da sovrana fin da subito. Gli animi sono accessi, il match sentitissimo. E le botte da orbi – come pronosticato – non mancano. Gli inglesi giocano alla pari con gli argentini: la banda della Pulce è compatta e cerca spesso la provocazione, mentre i Tre Leoni sono i più propositivi davanti. Tuttavia, al cooling break – nonostante i 22 gradi climatizzati dello stadio – di azioni se ne vedono praticamente zero.
Con lo scorrere dei minuti, l’Inghilterra guadagna più coraggio, scomodando il Diba Martinez su punizione di Bellingham, ma è quando Messi a prendere la palla, in ripartenza, resistendo ai falli inglesi, che lo stadio esplode per davvero. Il campione è sempre il campione e, quando si accende, è terrore puro tra gli avversari. Anderson può solo falciarlo per cercare di fermare il 39enne, dopo che Messi aveva lasciato sul posto Kane e Spence, mandando in apoteosi i suoi tifosi. L’Argentina è viva e un tiro di Fernández sfiora di poco la traversa, ricordando che l’Albiceleste non è campione del mondo per caso, nonostante siano passati quattro anni.
Ma i primi quarantacinque minuti si chiudono senza gol. Entrambe le squadre sentono, forse, troppo la posta in palio. Il secondo tempo, al contrario, parte subito con il botto con Álvarez che chiama in causa Pickford per la prima vera occasione da gol. Gli animi sono bollenti, ma i sudamericani sembrano rientranti con un piglio apparentemente diverso. Tuttavia, chi passa ai fatti sono i Tre Leoni con un’azione sontuosa al 55’: Rice recupera un pallone spazzato via, l’apre per Rogers che – con un cross che attraversa tutta l’area piccola – serve il blaugrana Gordon, portando in vantaggio l’Inghilterra. La rete sveglia l’Albiceleste, che inizia a macinare gioco, mentre gli inglesi, senza fretta, chiudono ogni linea di passaggio. Gli uomini di Tuchel ora attendono, con pazienza, pronti a colpire di nuovo appena possibile.
Più passa il tempo, più aumenta il nervosismo. Gli argentini sentono che la partita gli sta scivolando sotto i piedi ma, con la forza della disperazione, chiamano a una grande parata di Pickford su colpo di testa di Nico González, appena entrato. La partita è più accesa che mai. La tensione aumenta minuto dopo minuto. Scaloni le prova tutte, con un triplo cambio, e solo il palo salva Pickford, questa volta, su colpo di testa di Mac Allister. I tifosi argentini spingono l’albiceleste come più non possono, ma è Nico González a mandarla fuori di poco. Il pareggio è nell’aria. Tuttavia, l’Inghilterra ha tirato su le barricate e, al minimo errore, prova a punire i campioni del mondo. Tuchel prova a coprirsi come più può con due difensori, ma quando sembrava che l’Inghilterra fosse destinata a vincere, di corto muso, ecco che arriva Enzo Fernández e trova il gol della vita all’86’. Una cannonata da 107 km/h su assist di Messi (chi se non lui? ndr) che, per quanto non angolata, batte Pickford, in quanto non la vede partire. La difesa inglese, in colpevole ritardo, non riesce a murare.
L’Atlanta Stadium è una bolgia unica. L’Inghilterra è adesso alle corde. Mac Allister si abbona ai pali, colpendone un altro, ma nel recupero, al 92’ è Lautaro Martinez, sempre su assist della Pulce, a mandare in visibilio tutti i tifosi albicelesti. La rimonta è completata. Tuchel commette un errore madornale a coprirsi troppo per proteggere l’1-0 e in sette minuti l’Argentina la ribalta. I cambi offensivi inglesi al 96’ servono a ben poco.
La seconda finale mondiale per Messi & Co. è assolutamente meritata. L’ultima danza dell’otto volte Pallone d’Oro prosegue, con il suo apice a New York tra quattro giorni. Il campione si prepara a un ultimo, grandissimo, tango.
Il tabellino
Inghilterra (4-2-3-1) Pickford 7; James 6 (82’ st Burn sv); Stones 6 (96’ st Toney sv); Guehi 6; Spence 6 (96’st Rashford sv); Rice 6,5 (82’ st O’Reilly); Anderson 5,5; Rogers 7; Bellingham 7; Gordon 7,5 (72’ st Konsa 6); Kane 6.
C.t.: Thomas Tuchel 5,5
Argentina (4-1-4-1) Martínez 6,5; Tagliafico 6 (81’ st Lautaro Martínez 7,5); Lizandro Martínez 5,5 (72’ st Otamendi 6); Romero 6; Molina 6 (72’ st Montiel 6); Fernández 7,5; Mac Allister 6,5; Paredes 5 (64’ st González 6,5); Simeone 6,5 (72’ st De Paul 5,5); Álvarez 6,5; Messi 8.
C.t.: Lionel Scaloni 6,5
Arbitro: Ismail Elfath 6 (Stati Uniti)
Reti: 55’ st Gordon, 85’ st Fernández, 92’ st Lautaro Martínez
Ammoniti: Anderson, Martínez, Romero, De Paul
Intensità frame0.83 · Linguaggio d'allarme
neutrostandardmarcatointensoallarme