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La nipote di Fakir: “Non chiediamo odio o vendetta ma giustizia. Perchè non succeda mai più”. La sorella sviene al presidio
Bolognadi Andrea Mari e Vania Vorcelli
BOLOGNA – “Noi oggi non siamo qui per chiedere odio o vendetta, ma per chiedere verità, giustizia e rispetto“. A dirlo, venendo travolta dagli applausi in piazza Nettuno a Bologna, è la nipote di Abderrahim Fakir, il 42enne morto ieri al Pilastro dopo essere stato immobilizzato a terra da due poliziotti. Nel suo intervento, durante il quale è più volte scoppiata a piangere, la giovane ha detto di provare “un dolore difficile da raccontare”, ma anche di “non volere che una vita venga dimenticata. Abderrahim- ha spiegato- era una persona, un uomo con una storia e con persone che lo amavano profondamente. Non era un numero, una notizia, un caso: era una persona amata, e qualcuno ieri ha deciso di portarla via“. Quello che è successo, ha dichiarato, “ci lascia dolore, rabbia e tante domande“, e la cosa “più difficile da accettare è che in un momento di fragilità qualcuno possa non essere riuscito a proteggerlo, e oggi noi chiediamo risposte”.
La richiesta è quindi “che venga fatta piena luce su chi aveva la responsabilità di tutelare una vita, su chi doveva intervenire”, perché “chi indossa una divisa ha la responsabilità enorme di proteggere le persone, soprattutto le più vulnerabili. Per questo chiediamo che ogni eventuale mancanza venga accertata con la massima attenzione, e se verranno accertate responsabilità vengano presi provvedimenti adeguati, e chi è responsabile non possa più esercitare quel ruolo”.
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La ragazza si rivolge poi “anche a chi aveva il compito di prestare soccorso: anche lì chiediamo chiarezza, vogliamo capire se è stato fatto tutto ciò che poteva essere fatto, perché ogni scelta, ogni minuto possono fare la differenza tra la vita e la morte“. Infine, la nipote di Fakir tiene a “ringraziare tutte le persone presenti oggi: questo dimostra che Abderrahim non è solo un nome sui giornali, ma che la sua storia è stata ascoltata e che la nostra famiglia non è sola. Noi continueremo a chiedere verità per lui e per la nostra famiglia, perché nessuno debba vivere quello che lui ha vissuto“.
LA SORELLA DI FAKIR È SVENUTA
Sviene la sorella di Abderrahim Fakir al presidio convocato in piazza Nettuno dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, per unire la città attorno alla famiglia del 43enne deceduto ieri al pilastro durante un’operazione di polizia. Il sindaco aveva appena dato la parola ai familiari di Fakir, quando la sorella, Kadija, si è sentita male, accasciandodi al suolo. Subito un medico si è fatto largo tra la folla per prestare il primo soccorso alla donna, che assieme ai fratelli e al capo della comunità islamica bolognese, Iassine Lafram, poco prima aveva incontrato privatamente Lepore.
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