Anime inquiete, storie e luoghi di libertà negate
VisioniNel dittico musicale andato in scena a Trieste, alla Risiera di San Sabba, la novità non è data dal Prigioniero di Dallapiccola, ma dal Sigillo: una prima esecuzione assoluta del quarantottenne fiorentino Maurizio Agostini. In comune, i due brevi lavori in cartellone al Piccolo Opera Festival hanno il tema della perdita di libertà. Per Dallapiccola, autore anche dei versi, è l’inquisizione spagnola a decretare la morte di un prigioniero; nel monologo composto da Agostini su libretto di Maria Carla Curia, è il protagonista – un prete che sembra uscito dalle pagine di Bernanos – a fare i conti con un evento del passato che ha reso prigioniera la sua anima: la rimozione del feroce assassinio di una donna. Il tenore Federico Lepre, protagonista, ha delineato un personaggio dalle molte sfaccettature: muovendo dalla malinconica tenerezza dei ricordi, cede poi alle pressioni di tormenti interiori, fino ad ammettere una colpa – reale o solo fantasticata – che anni di attività missionaria non gli hanno permesso di cancellare. A rendere più evidenti i legami tra le due opere è lo stesso organico strumentale: pianoforte rinforzato da organo e percussioni. La regia di Davide Garattini, che nel Prigioniero si è limitato a sfruttare visivamente le suggestioni emotive riecheggianti nella Risiera, ha reso invece esplicito – attraverso mute presenze femminili – quello che dal Sigillo si può già intuire, ovvero le ragioni che avrebbero spinto il prete a uccidere la donna.

