I colori dell’arcobaleno contro le guerre
CulturaSul palco del Kappa FuturFestival ventisei ballerini si alternano indossando abiti-scultura in cartapesta dei colori dell’arcobaleno per dire no alla guerra. Il festival è uno spazio in cui persone, lingue, culture e identità diverse si incontrano per condividere la stessa musica elettronica che agisce così come linguaggio universale e terreno fertile di incontro. La performance è intitolata U 4 Futur, ovvero «uniformi per il futuro»: un esercito cromatico che attraversa lo spazio del festival come gesto di resistenza simbolica alle tensioni globali contemporanee. Queste figure vogliono essere una presenza collettiva, un piccolo esercito che non combatte e coesiste. La dimensione coreografica trasforma il progetto in una esperienza condivisa con il pubblico. I ballerini sono dell’associazione Mcf Belfioredanza, uno spazio per la danza contemporanea nel quartiere San Salvario. REALIZZATE a mano in cartapesta con strutture metalliche interne, le opere prendono forma come maschere e corpi che avvolgono testa e parte superiore del busto. In ogni performance, dieci performer compongono un esercito danzante. Ogni ballerino è associato a un colore dell’arcobaleno con l’aggiunta del rosa, del bianco e del nero. «Il progetto nasce da una reazione a un momento storico segnato dalla polarizzazione e da un clima sempre più teso», spiega l’artista Cesco Pelosi (Instagram: @cescopelosi). «Sulla struttura in fil di ferro degli abiti-scultura ho appoggiato diversi strati di cartapesta. Li ho dipinti dapprima di bianco, e poi a ognuno ho assegnato un colore dell’arcobaleno. Terminato questo processo, ho rivestito l’interno con la pelle per renderli più comodi da indossare», aggiunge. Ventun anni, Pelosi è un designer in formazione e studente alla Design Academy di Eindhoven. Dopo un’esperienza nel mercato degli abiti usati ad Accra, in Ghana, è attualmente impegnato in un programma del Free Focus della Design Academy a Shanghai con lo studio dell’artista cinese Hengdi Wang. Il progetto U 4 Futur rientra nella sua ricerca attorno al corpo umano, utilizzato come spazio in cui esprimere narrazioni diverse. Tramite un linguaggio scultoreo il giovane torinese indaga il modo in cui i corpi, in particolare quelli queer e marginalizzati, attraversano, resistono e performano all’interno di sistemi sociali frammentati, utilizzando il costume per interrogare le norme sociali perché «quando il diverso diventa un bersaglio facile, significa che l’idea di un ordine condiviso perde consistenza». Venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 luglio dalle 17 alle 21

