Nuove generazioni militanti in “campo”, al Sierra Maestra
PoliticaL’immagine di 850 giovani comunisti e comuniste, alcuni giovanissimi, ad un campeggio politico, scalda il cuore e dà una speranza impagabile, merce rara in tempi cupi. Questo piccolo grande fatto straordinario è successo alla V edizione del Sierra Maestra Camp, il campeggio organizzato da Cambiare Rotta e Osa, svoltosi a Paestum fra il 15 e 22 luglio scorsi. Se le scorse edizioni erano state giudicate riuscite con successo dagli organizzatori, hanno dovuto constatare il salto di qualità indiscutibile di questa edizione, che la renderà unica nella loro storia e uno spartiacque periodizzante. Prima di tutto per un aspetto quantitativo: si passa dai 500 partecipanti dello scorso anno agli 850 di questa edizione. Chi fa politica conosce bene le difficoltà connesse all’organizzazione stabile delle aree giovanili, così come delle altre categorie della società. L’aumento registrato dalla prima lontana edizione del 2021 a quella odierna, quindi, emoziona e dà l’idea di un progetto che ha trovato riscontro positivo del suo metodo di lavoro. La composizione sociale a stragrande maggioranza studentesca è emblematica di un progetto che ha trovato una sua base sociale stabile e forte nel settore che abita scuole, accademie e università. E non è di poco conto che abbiano partecipato anche vari ragazzi e ragazze non tesserati in OSA o CR, in via di interessamento e avvicinamento. Tuttavia, non solo di questo si parla. Studenti e studentesse medi e universitari, infatti, sono la spina dorsale su cui si stanno innestando nuove sperimentazioni politiche. Ne saltano all’occhio almeno tre. In primis, il lavoro internazionale: il campeggio, infatti, ha ospitato la terza assemblea internazionale della campagna giovanile europea “War on war – We do not enlist”. Il 17 luglio, compagni e compagne venuti da tutta Europa si sono confrontate con Cambiare Rotta e Osa e altre realtà italiane (Movimento Studenti Palestinesi, Donne contro Guerra e Genocidio, Osservatorio contro la militarizzazione di scuole e università, USB) e hanno fatto loro, fra le altre, sia la data di sciopero internazionale dei portuali proclamata dall’Usb per ottobre, sia la data di mobilitazione internazionale del 20 novembre per la giornata dello studente. Si tratta di nostri coetanei appartenenti a realtà di 5 paesi europei che oltre all’incontro in questione hanno condiviso spazi e i momenti di socialità del campeggio nei giorni prima e dopo con i loro compagni italiani. La campagna si è data anche uno strumento proprio: una petizione europea, per raggiungere tutti i giovani e coinvolgerli nella lotta al riarmo europeo e alla leva militare, da portare alle istituzioni europee. Queste diventano inevitabilmente la controparte, avversaria e antagonista, di una campagna di respiro europeo contro la guerra. Si è percepita un’aria entusiastica ed emozionante fra i partecipanti, che infonde fiducia e può alimentare un immaginario alternativo di fronte al ritorno dei nazionalismi di estrema destra nei nostri paesi, ma anche allo sciovinismo europeista tanto in voga nella sinistra nostrana, costruito a colpi di “propaganda Erasmus”, eurocentrismo… e riarmo. Altrettanto inedito e positivo è il nuovo lavoro con i giovani incontrati fuori da scuole e università. Si tratta di compagne e compagni per lo più provenienti dall’esperienza romana delle occupazioni abitative del Movimento per il Diritto all’Abitare – ma non solo –, con background migratorio e storie di ordinario razzismo e sfruttamento che parlano di una condizione generalizzata tra le seconde generazioni non più sopportabile. Con loro si è creata una particolare sintonia sui temi dell’antirazzismo, della lotta alla precarietà giovanile, dell’antifascismo che oggi significa anche rifiuto degli influencer razzisti di estrema destra così come delle proposte neofasciste di remigrazione e similia. Il 13 giugno, a Roma, eravamo scesi in piazza insieme. La nuova occasione di confronto è stata la tavola rotonda di domenica 19 dal titolo “Lottare contro il razzismo ed organizzarsi: essere protagonisti per conquistarsi l’alternativa”. E’ un incontro inedito e dal valore assoluto, che sta venendo curato da avanguardie capaci e andrà sviluppato ulteriormente. Per ultima, ma non per importanza, citiamo la cosiddetta ‘Alleanza del mondo della formazione’ che ha fatto un ulteriore passo avanti fra le pinete di Paestum. Un salto di qualità constatabile domenica 19 quando è andata in scena una tavola rotonda dal titolo “Connettere le lotte per formare un mondo diverso”, che ha riunito allo stesso tavolo rappresentanti del mondo studentesco, dei lavoratori della scuola, delle università, delle Afam, nonché di campagne del mondo della formazione come “La conoscenza non marcia”. Perché è importante? Perché questo cartello ha riconosciuto l’importanza di unirsi e darsi una prospettiva comune di analisi, inchiesta, lavoro e lotta. Agli interventi di alcuni compagni storici (pensiamo a quelli dell’USB Scuola e USB Università) se ne sono aggiunti di nuovi e di pari qualità. Insomma, la proposta dell’alleanza ha intercettato un’esigenza reale su cui ora occorrerà spendersi. Ci sono troppe vicende che lo dimostrano (vedi la militarizzazione della formazione, le Indicazioni Nazionali di Filosofia, la Riforma dei 60 Cfu etc) e dopo questo appuntamento ci sono le condizioni per fare un passo avanti. Ovviamente tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il lavoro con i piedi a terra e con le mani nel fango dei militanti studenteschi in scuole e università. Giovedì 16 mattina se ne è tracciato un bilancio e un rilancio, con i tavoli “specifici” e distinti di Osa e Cambiare Rotta sul lavoro di massa nei luoghi di formazione, poi continuati il 17 mattina. E’ difficile restituire quei dibattiti a chi non ha partecipato. Basti sapere che sono quelli i momenti di gestazione delle idee delle avanguardie studentesche delle nostre organizzazioni. Senza presunzione, diciamo che sono fra i migliori rappresentanti di una generazione a cui è stato levato tutto e che con metodo, abnegazione e disciplina conducono un lavoro che sta dando risultati Le migliori idee e spunti fermentano in quei tavoli la cui continuità verrà data dalla ripresa del nostro lavoro a settembre. Va fatta inoltre una nota doverosa sul lavoro preparatorio e gestionale della squadra che ha curato aspetti pratici e logistici del campeggio. Come si mette in piedi un evento di questo livello, di sette giorni e con centinaia di aderenti? Come si gestiscono accettazioni, arrivi e ripartenze, distribuzione di centinaia di pasti, intolleranze alimentari ed esigenze mediche, sicurezza, contabilità, posti a dormire? Allestimento tecnico e logistico per iniziative politiche e sportivo-ludico-artistiche (che ci sono state e hanno qualificato ulteriormente il Sierra Maestra Camp) in contemporanea? Curando esigenze, necessità e sensibilità anche diversissime fra loro, senza che ne siano risultati problemi e con una soddisfazione ed entusiasmo generali e generalizzati fra chi ha partecipato? E’ una pagina a suo modo gloriosa, su cui pure occorrerà ragionare: alla fine, organizzazione significa questo. Chi ha lavorato questi giorni ha scelto di rifiutare la dicitura di “staff”, preferendo essere riconosciuto col nome di militante dai suoi compagni e compagne di campeggio. Una fortunata e bella maglietta giallo sgargiante, stampata per l’occasione, lo ha plasticamente dimostrato. Anche la costruzione di questi “grandi eventi” non commerciali ma militanti e comunisti è un aspetto su cui servirà tornare e che non può e non deve essere dato per scontato. E’ in questo che si sedimentano gruppi militanti che sorreggono l’attività di un intero progetto e si tramandano esperienze e competenze dai compagni storici alle nuove e più promettenti leve dell’ organizzazione. In conclusione, un appunto merita di essere fatto per le iniziative generali del campeggio. Non ci riferiamo solo della plenaria finale di domenica 20 luglio, ma anche di altri momenti. Sabato 18 luglio, un’enorme iniziativa per i 100 anni dalla nascita di Fidel Castro è stata ospitata dal Sierra Maestra Camp, con la presenza straordinaria e speciale dell’Ambasciata cubana in Italia, nelle figure dei suoi stimati Ambasciatore e Capo missione. La mattina dello stesso giorno, l’iniziativa “Autonomia di classe: generazioni a confronto sul conflitto in Italia” ha visto l’avvicendarsi di interventi di compagni e compagne storici che, con un’esperienza che parla da sé, hanno rappresentato perfettamente ciò che intendiamo per autonomia e indipendenza del nostro progetto politico. Ma forse è stato giovedì 16 sera il momento in cui i e le militanti più si sono interrogati sul ruolo che hanno come giovani in un progetto rivoluzionario. Gli interventi di due stimati compagni della Rete dei Comunisti – Antonio Allegra e Michele Franco – hanno infuocato la platea del Sierra Maestra nell’iniziativa “La fiamma più viva della rivoluzione”, che rifletteva sul ruolo delle giovani generazioni nel movimento comunista del ‘900 in Italia Non ce lo eravamo mai chiesto in questa forma: quali sono le caratteristiche specifiche della generazione giovanile in un processo rivoluzionario? La domanda non è fuorviante. Prima di tutto perché, come è stato evidenziato, i giovani sono stati protagonisti nei momenti di rottura e svolta nel ‘900. Nel 1921, con la traumatica scissione del Psi e la formazione del PCd’I dopo la rivoluzione d’ottobre; nel 1943-5, con la resistenza e l’emersione a livello di massa dei comunisti in Italia; negli anni ’70, con la rottura con il riformismo e compatibilismo dell’ormai socialdemocratico PCI. E’ possibile – o almeno questo andiamo sostenendo – che anche oggi, a fianco di una irrisolta “questione giovanile”, esista una disponibilità alla rottura delle giovani generazioni. Sono i giovani, alla fine, quelli che con più inquietudine e radicalità delle altre avvertono la falsità delle promesse di questo sistema, e fanno proprio il problema del “futuro”: cioè delle prospettive di un modello di sviluppo. Non è un caso che questo soggetto, quindi, sia stato protagonista negli ultimi anni di alcuni movimenti di massa su scala italiana, europea ed internazionale. Lo abbiamo visto di recente con il “Blocchiamo tutto” e il No sociale al referendum di marzo, ma di esempi ce ne sono molti altri. Se è vero che la gioventù è un momento di decisione del ruolo che si vuole acquistare individualmente nel mondo, e che la fase odierna è quella di una crisi di prospettive, di emancipazione, di liberazione umana, potrebbe conseguirne che si aprono spazi enormi per l’affermazione di un’ipotesi rivoluzionaria che proprio sulla fascia giovanile si fa perno e forza. Il discorso va svuotato di ogni possibile germe di “giovanilismo” perché non di quello si tratta, ma di trovare soggetti sociali disponibili alla rottura e alla militanza, da ricollocare poi nei vari fronti della lotta di classe. Non è un caso che fra i partecipanti al campeggio ci siano stati ex storici compagni di Cambiare Rotta e OSA. Dopo anni di militanza nella nostra organizzazione giovanile non hanno interrotto il loro percorso, ma lo hanno continuato in nuove strutture, portando – questo è l’augurio – almeno una parte del patrimonio teorico e politico che stiamo provando faticosamente a costruire da anni. E’ questo, alla fine, il nostro orgoglio maggiore. Quando alcuni dei giovani compagni e compagne più inquieti ci sono venuti a chiedere cosa ci fosse “dopo” – la scuola, l’università, l’attività giovanile – abbiamo saputo indicare una prospettiva. E’ quella della vita e della militanza comunista per un progetto rivoluzionario per cui siamo messi a disposizione. Che speriamo di aver rafforzato, dopo questa folle, anomala, grande edizione del Sierra Maestra Camp. 24 Luglio 2026 - © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO


