Il ricamo per proteggere la memoria collettiva e creare nuove opportunità di vita
Diritti UmaniTra le macerie causate dai bombardamenti israeliani, le donne palestinesi hanno scelto di trasformare il dolore in speranza e la perdita in un nuovo inizio. Dalla ricostruzione delle scuole nonostante le malattie, alle telecamere che immortalano i sorrisi dei bambini nonostante la loro sofferenza, fino ai piccoli laboratori che preservano il patrimonio culturale e offrono un sostentamento alle donne, stanno emergendo iniziative umanitarie e sociali che affermano che la resilienza non si ottiene solo con le armi, ma anche con la determinazione a proteggere la vita umana, l’istruzione e l’identità di fronte a una realtà di occupazione e invasione che cerca di privare i palestinesi del tessuto stesso della loro esistenza. Amal Abu Assi continua a ricostruire la sua scuola, “Gharass”, a Gaza City, nonostante stia combattendo contro la malattia, spinta dalla convinzione che l’istruzione sia il vero investimento nel futuro dei bambini privati dei loro diritti più elementari dalla guerra genocida israeliana. Abu Assi afferma che la sua missione va oltre la semplice gestione di una scuola. «Qui a Gharass», spiega, «infondiamo una fiducia assoluta perché non gestiamo semplicemente una scuola; stiamo costruendo il futuro, plasmando il tipo di persone che vogliamo vedere. Questo Paese merita la nostra massima dedizione e questi bambini meritano un futuro più grande, più bello e più ricco di quello che abbiamo vissuto». In un’altra zona della città, Nahrawan Barzak sta affrontando la sua personale battaglia contro il lutto, dopo la morte del marito e socio nel progetto fotografico. Ora si ritrova a dover portare a termine da sola il sogno che avevano iniziato insieme. Nahrawan afferma di sentirsi spinta a proseguire sulla strada intrapresa da zero, aggiungendo che il loro progetto è diventato “Il dolce volto di Gaza”, un tentativo di documentare i momenti dei bambini e offrire loro immagini che riflettano un lato diverso, in contrasto con la durezza della guerra. Queste iniziative portate avanti dalle donne di Gaza non si limitano all’istruzione o alla fotografia; altri progetti femminili si adoperano per l’emancipazione economica e sociale delle donne, nonostante le sfide quotidiane imposte dalla guerra. Una delle responsabili del progetto descrive la trasformazione causata dalla realtà, affermando: “Prima della guerra, la vita era aperta a tutti e potevamo fare tutto ciò che volevamo. Ma nelle condizioni della guerra, il nostro impegno è diventato come scavare nella pietra”. Le donne che lavorano in queste iniziative spiegano che l’obiettivo non è più solo quello di realizzare un profitto, ma piuttosto quello di aiutare le altre a lanciare i propri progetti nel campo del design, della moda, del cucito e del ricamo, in un modo che preservi l’eredità palestinese e valorizzi l’identità nazionale attraverso abiti e ricami che ne portano i simboli culturali. Questi progetti, secondo le responsabili, riflettono la convinzione che preservare l’identità e dare potere alle donne sia parte della battaglia per la sopravvivenza e che strumenti semplici come ago e filo possano essere trasformati in un mezzo per proteggere la memoria collettiva e creare nuove opportunità di vita. A Gaza, dove gli strumenti si stanno indebolendo e le opzioni si stanno restringendo, queste iniziative sembrano essere più che semplici imprese o fonti di reddito. Sono messaggi umanitari che confermano che insistere sull’istruzione, dare potere alle donne e mettere un sorriso sui volti dei bambini è un’altra forma di resilienza, e dimostrare che la vita è capace di trovare la sua strada anche nei luoghi più difficili.
