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Kiev brucia, di nuovo
EsteriKiev brucia, di nuovo di federico thoman
Ucraina, Gaza, Iran, Libano. Libano, Iran, Gaza, Ucraina. Da quattro anni e mezzo il mondo e le notizie di politica internazionale gravitano a fasi alterne attorno a queste crisi. Ridotte spesso a semplice statistica, freddi numeri che non raccontano la devastazione e il dolore che attanagliano milioni di persone. Stanotte, a Kiev, 500 droni e 70 missili russi sono tornati a colpire come non succedeva da tempo: almeno 10 le vittime e immagini, come quella qui sopra di Danylo Antoniuk dell'Ap, che valgono più di mille parole. La nostra raccolta di oggi parte da qui e viaggia in North Dakota, nel Guangdong, a Caracas e anche a Salonicco. Buona lettura La newsletter America-Cina è uno dei tre appuntamenti de «Il Punto» del Corriere della Sera. Potete registrarvi qui e scriverci all’indirizzo: americacina@corriere.it
1. Notte d'inferno nella capitale ucraina: almeno 10 morti per i raid russi lorenzo cremonesi
da Kiev Anche a Kiev si palesa ormai apertamente la logica intimidatoria e punitiva che caratterizza la guerra di Vladimir Putin contro l’Ucraina. Una logica che abbiamo già visto evidente sin dall’inizio nel Donbass: se non vi arrendete, rendo la vita impossibile e vi distruggo. Le forze armate russe hanno ridotto i centri urbani nell’est del Paese invaso in cumuli di macerie. Il Donbass è oggi largamente costellato da villaggi e cittadine completamente devastati. Un uomo davanti a un palazzo praticamente distrutto dopo i raid russi della notte (Afp) Ed è una logica che fa a pugni con le dichiarazioni iniziali del presidente russo e della sua macchina della propaganda, quando si parlava di «liberazione dei nostri fratelli dal governo neo-nazista di Zelensky» e quando l’intera «operazione militare speciale» era spiegata come una sorta di facile missione volta a riportare la giustizia in una situazione distorta da pochi estremisti separatisti ucraini spalleggiati dall’espansionismo della Nato. Ma, con il crescere dell’evidente volontà collettiva di resistenza ucraina, la narrativa di Mosca si è arenata nel rullo compressore dei bombardamenti russi (leggi sul sito del Corriere tutte le notizie in costante aggiornamento sulla guerra in Ucraina).
2. Trump è tornato sullo ius soli e la Corte Suprema viviana mazza
inviata a Washington In un'intervista nello Studio Ovale con il sito di destra Breitbart, il presidente americano Donald Trump ha detto che la decisione della Corte Suprema sullo ius soli è sbagliata ma che è completamente compensata da un verdetto ai suoi occhi più importante, quello che conferma il suo potere di licenziare il personale di agenzie semi-indipendenti federali. Lo vede come un recupero del potere che il presidente «aveva 100 anni fa». Trump ieri in North Dakota (Getty Images) Trump durante l'intervista ha detto anche che bisognerebbe rimuovere il filibuster (la tattica di ostruzionismo parlamentare estremo che negli Usa, al Senato, prevede di allungare all'infinito i discorsi per impedire che si arrivi a votare una legge, ndr) così da passare le restrizioni allo ius soli, la legge Save America Act che richiede prova di cittadinanza e documento di identità per votare e altri provvedimenti. In questo modo, secondo il tycoon, «il partito repubblicano vincerebbe per i prossimi 100 anni». Il presidente ha anche affermato di non voler «credere che ci siano quattro o cinque senatori repubblicani che si oppongono ad abolire la regola del filibuster».
3. In attesa del funerale di Ali Khamenei, Iran e Usa a Doha trattano ancora (indirettamente) greta privitera
A Teheran l’orologio scorre veloce verso il 4 luglio, il giorno del funerale dell’ayatollah Ali Khamenei ucciso il 28 febbraio in un raid israelo-americano. In attesa del corteo, però, il lavoro vero si fa nelle sale climatizzate degli alberghi di Doha, dove delegazioni iraniane e statunitensi cercano di tenere insieme una tregua fragile, un memorandum contestato e la guerra che ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un imbuto instabile per il petrolio mondiale. L’intesa firmata a metà giugno doveva aprire un percorso di 60 giorni verso un accordo più ampio: nucleare, sanzioni, regole di passaggio nello Stretto. Due settimane dopo, si discute ancora sulle condizioni del testo già sottoscritto, segno che il rischio non è solo di non arrivare al «trattato finale», ma di vedere crollare anche il compromesso iniziale. Un murale a Teheran con le tre Guide supreme nella storia della Repubblica islamica: Khomeini, Khamenei padre e figlio (Afp) Sul punto più sensibile - chi decide e chi incassa nello Stretto - le letture sono opposte: Teheran insiste su una sovranità condivisa solo con l’Oman e sul diritto ai pedaggi dopo la scadenza del memorandum, Washington ribadisce che ogni nuova architettura marittima va concordata con tutti i Paesi del Golfo. Per evitare che la discussione venga travolta da nuovi attacchi, le parti si sono date una settimana di «silenzio» militare: un periodo di calma che copre i giorni del 4 luglio americano e quelli dell’avvio delle cerimonie funebri di Khamenei, con la promessa che ogni violazione sarà punita in modo più duro di prima. Da Doha, il vicepresidente JD Vance parla di colloqui «ancora agli inizi, ma in buono stato», mentre il capo della squadra tecnica iraniana, Kazem Gharibabadi, puntualizza che non ci sono contatti diretti: si lavora solo attraverso i mediatori quattrini e pachistani.
4. Taccuino | Teheran prende di mira i curdi guido olimpio
Curdi nel mirino. I pasdaran hanno condotto un attacco con un drone kamikaze a Est di Erbil, nel Kurdistan iracheno. L’obiettivo era una base dei guerriglieri separatisti. Secondo fonti dell’opposizione, Teheran ha aumentato il dispiegamento di forze nel territorio curdo (versante iraniano). Segnalati movimenti di reparti, posti di blocco, sorveglianza. La pressione va avanti da mesi ma non è chiaro se l’attuale dispiegamento sia legato al timore di azioni imminenti da parte dei peshmerga. Durante l’apice della crisi si è ipotizzato un intervento armato degli insorti curdi, un tentativo di aprire un fronte interno. Tuttavia, il piano è stato annullato in seguito a forti reazioni dei turchi e alla retromarcia di Donald Trump. Il cielo sopra Erbil durante un attacco iraniano (Shafaq News) Nucleare. Il regime ribadisce il suo no alle ispezioni dell’Aiea nei tre principali siti legati al programma atomico. Il messaggio è la risposta alle richieste dell’agenzia internazionale. Il governo vuole aspettare l’attuazione del memorandum di intesa. Intanto i satelliti spia tengono d’occhio gli ingressi dei laboratori realizzati nei bunker.
Mani pulite. La polizia irachena ha arrestato 45 persone, una retata parte di un’operazione contro la corruzione nel mondo politico. Tra i fermati ci sono esponenti di diverse formazioni. Sequestrato anche denaro.
5. L'armatore Saadé (Cma Cgm): «Ma a Hormuz è ancora crisi» federico fubini
Rodolphe Saadé, 56 anni, presidente e azionista di controllo di Cma Cgm, è uno degli uomini più ricchi di Francia con un patrimonio stimato in 41 miliardi di euro. Cma Cgm è uno dei maggiori gruppi navali al mondo: dietro alla Msc di Gianluigi Aponte, ma in lizza con la danese Maersk per la seconda posizione. A maggior ragione ora che Saadé ha chiuso un accordo con l’americana FedEx, malgrado i timori per il futuro di Hormuz e della libertà di navigazione nel mondo. Ne parla con quattro quotidiani europei. Petroliere e navi cargo nello Stretto di Hormuz (Afp) Acquisite magazzini americani di FedEx per 1,4 miliardi. Con quali obiettivi?
«Con l’acquisizione di questa società simbolo negli Stati Uniti, Cma Cgm assume una nuova dimensione nella logistica. FedEx è uno dei due grandi soggetti americani in grado di coprire l’intera catena, dal trasporto alla consegna finale. Da mesi abbiamo negoziato con FedEx l’acquisizione delle loro attività di stoccaggio. L’operazione ci darà accesso a 80 magazzini distribuiti in 24 Stati, che si aggiungeranno a quelli che già possediamo. In totale arriviamo a 123 depositi in Nord America, con un fatturato combinato di 2,7 miliardi di dollari. L’intera partnership vale circa cinque miliardi e ci proietta fra le prime cinque società statunitensi nello stoccaggio» (leggi qui l'intervista completa).
6. Viaggio tra i bimbi venezuelani rimasti soli dopo i terremoti Sara gandolfi
inviata a Caracas Il dramma nel dramma. Decine di bambini, più di 500 secondo fonti indipendenti, sono rimasti orfani per colpa di quei maledetti terremoti. Alcuni si sono presentati alle porte dei centri di accoglienza o degli ospedali da soli, per ricevere cure mediche. Il governo, che ieri ha decretato sette giorni di lutto, non dà cifre, ma assicura che saranno tutti accuditi. «Sono ancora in ospedale, per essere visitati e valutati, fisicamente e psicologicamente. Poi verranno distribuiti nei centri più adatti», ci spiega una militare della Guardia Civil che in tuta mimetica sorveglia l’ingresso del Colegio Santa Lucia, nel quartiere popolare di Prado de Maria, a Caracas. Una bimba all'orfanotrofio del Colegio Santa Lucia a Caracas (Sara Gandolfi) Qui accoglieranno una cinquantina di bambini, tra i 3 e i 10 anni. Appena si è diffusa la notizia, decine di volontari si sono presentati al cancello: «Psicologi, medici, dentisti, parrucchieri, pronti a venire al bisogno, con l’autorizzazione del Centro di protezione dei minori», spiega gentile Suor Daisy: «Stiamo preparando la casa per accoglierli». All’interno i lettini con le lenzuola colorate sono pronti (leggi qui il reportage della nostra inviata in Venezuela).
7. Intervista esclusiva al presidente colombiano Petro: «Trump? Un re, ha riportato l'America Latina all'800» virginia nesi
Indossa solo indumenti bianchi: camicia, pantalone, scarpe da ginnastica. «Buongiorno o buonasera», pronuncia in italiano sottovoce. Prima di cominciare l’intervista con il Corriere, qualcuno ordina per lui un caffè americano. Ecco il presidente uscente (fino al 6 agosto) della Colombia: Gustavo Petro. Mentre fa il bilancio dei quattro anni al governo non smette di picchiettare una matita su una mano. «Sono orgoglioso di aver abbassato il livello di povertà: 7 milioni di persone ne sono uscite. Questa è l’eredità che lascio. Spero che rimanga e migliori», dice. Gustavo Petro, presidente uscente della Colombia (Ap) Di cos’altro va fiero?
«Abbiamo ridotto, anche se in misura più marginale, la disuguaglianza sociale. Siamo tra le cinque economie con le migliori prestazioni al mondo, secondo The Economist. Nella mia vita politica, che è progressista, di sinistra e persino ribelle, ho fatto mio uno slogan: l’ultimo sarà il primo» (leggi qui l'intervista).
8. Gli attentati contro le case dei politici di Nea Demokratia a Salonicco, in Grecia
(Guido Olimpio) Serie di attacchi terroristici a Salonicco, Grecia. Azione coordinata con uso di ordigni esplosivi piazzati all’ingresso di alcuni palazzi: una donna di 72 anni è deceduta, due altre persone sono rimaste ferite. I bersagli degli attentati erano esponenti del partito Nuova Democrazia e la vittima è la madre di Afroditi Nestora. Uno degli edifici danneggiati dagli attentati a Salonico (Afp) Quattro punti. 1) Gli investigatori sospettano il coinvolgimento di estremisti di sinistra o anarchici. Forse c’è un collegamento con due gruppi di squatters. 2) La Grecia è il Paese del Mediterraneo dove sono attivi nuclei radicali, un’eredità del passato. Diverse le sigle comparse nei comunicati di rivendicazione. Noti i legami con realtà all’estero, Italia inclusa. 3) Di solito impiegano pacchi-bomba oppure trappole esplosive realizzate con materiale di provenienza civile. 4) Il tema terrorismo è tornato al centro delle polemiche non solo per questi episodi. Un mese fa era stato deciso il rilascio di Alexandro Giotopoulos, 82 anni, capo della fazione 17 Novembre, organizzazione responsabile di molti omicidi e smantellata all’inizio degli anni 2000. La sua liberazione era stata motivata da ragioni mediche. Ma la Corte Suprema ha deciso di rimandarlo in prigione. I membri del 17 novembre sono stati scoperti dopo una lunga catena di attentati: uccise personalità, imprenditori, un agente Cia, un addetto militare britannico. Una campagna letale circondata da ombre create da ambiguità a livello ufficiale e depistaggi.
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